La pubblicità ha bisogno di stile
February 26th, 2009
Durante le mie esplorazioni del cyberspazio sono approdato in un video che mi ha fatto sorridere per la semplicitá ed efficacia dell’idea che ne sta alla base.
Stavo ascoltando il capolavoro di Giuseppe Verdi, per allietare la mia mattutina necessità di rilassare la mente con della buona lirica, quando gli Ebrei in prigionia hanno iniziato ad esasperare gli improvvisi cambi di tono e spostarsi sul palco rovinando così lo studiato equilibro del capolavoro. Un brivido mi ha scosso, i miei cappelli si sono alzati in piedi protestando ed io stesso stavo per telefonare ad alcuni amici per denunciare quei terribili interpreti.
Quando mi sono reso conto che si trattava di una pubblicità, un vortice di emozioni si sono date battaglia dentro di me e ho voluto condividere questo pensiero con voi: La pubblicità ha bisogno di stile.
Il video è una pubblicità della Loewe, e per quanto lo abbia trovato alle prime molto denunciabile, è invece un piccolo esempio che l’uomo quando vuole sa essere intelligente.
Come faceva un tempo il vostro amato Carosello – questo video mi da qualcosa in cambio per l’attenzione che vi presto – vengo ripagato dall’essere in contatto con un’idea brillante.
Il mondo della pubblicità diventa troppo spesso volgare, privo di stile. Urla e strilla per attirare l’attenzione con immagini forti e provocanti in mancanza di idee migliori. Il signor Oliviero Toscani degli ultimi anni mi sembra rappresenti generalmente bene il concetto con le sue immagini che trovo spesso poco raffinate.
Ci sono emozioni che sono facile da sollecitare – come lo schifo e la compassione. Chi torna sempre a stimolare queste emozioni non ha talento, ha poche idee o poco stile. La paura è un sentimento già più ricercato. Ci sono tanti film di horreur che non fanno paura, fanno semplicemente ribrezzo, schif.
Sir Alfred Joseph Hitchcock è un maestro delle emozioni. Bruno Munari è un maestro della creatività. Paul Arden un visionario. Oliviero Toscani è un signore, un tempo innovativo e provocatore, adesso spesso volgarotto che si da spesso molte arie invece di avere buone idee. Questo è quel che penso.
Questa un’intervista realizzata da blogosfere a questo allergo e vivace signore che dice “la creatività italiana è aria fritta“.


la creatività italiana non è aria fritta ma di certo, nel campo dell’adv, non brilliamo di certo in originalità. le campagne cono spesso ridondanti e banali, mancano l’ironia (non quella banale, quella intelligente) e il saper osare. negli ultimi anni le campagne made in italy che meritano di essere ricordate si contano sulle dita di una mano!
Carissimo Andrea,
Penso che gli italiani siano creativi, molto creativi – magari non quanto i francesi ma siete pur sempre creativi bisogna riconoscerlo.
Dire che la creativitá in italia é aria fritta come sostiene il sognore qui sopra é una eresia, segno di scarsa conoscenza o forse solo di molta sfortuna nelle proprie amicizie.
Molte persone italiane che conosco sono extrêmement dotate di talento anche se poi portano occhiali da sole anche quando é buio. Molte parlano il linguaggio della creativitá ed alcuni riescono anche a creare opere raffinate ed emozionanti.
Per quanto riguarda la pubblicitá in italia penso ci siano problematiche piú meramente legate agli eurosoldi in italia piuttosto che problemi di creativitá degli italiani – ma non entro nell’argomento economico perché lo trovo molto poco Rococò.
oltre al problema soldi diciamo le cose come stanno.. l’italia è un paese bigotto nel quale non è il talento il metro di misura per la valutazione di un creativo. può sembrare un luogo comune ma è la realtà delle cose
sembrerà una banalità, sembrerà la solita scusa, ma chi ammazza la pubblicità in italia sono:
- la massa. E’ innegabilmente ignorante e poco preparata.
- i clienti, le aziende. Sono ignoranti, poco preparati, poco coraggiosi, tirchi.
Ci sono le idee ma si teme sempre che “non vengano capite”, c’è la filosofia del “logo GRANDE e BEN VISIBILE e OVUNQUE”.
Disclaimer:
- le opinioni espresse qui sopra sono ovviamente delle generalizzazioni (massa non vuol dire “tutti” e “le aziende” vuol dire “la maggior parte delle…”)
- dico quello che vedo tutti i giorni, non parlo per dare aria alla bocca, lavoro nella pubblicità e vedo le idee morire nei cassetti.