È una questione di Baffi.

May 9th, 2009

baffi-poirot


‘Well, M. Poirot, what does one do? Go to Inspector Grange and say – what does one say to a moustache like that? It’s such a domestic, family moustache.’

Poirot’s hand crawled upwards to his own proudly borne adornment.

‘Whereas mine, Mademoiselle?’

‘Your moustache, M. Poirot, is an artistic triumph. It has no associations with anything but itself. It is, I am sure, unique’

‘Absolutely.’

Chi di baffi se ne intende coltiva un orgoglio per il proprio adornamento che, si capisce, non si può spiegare.
Da Hercule a Hercule, ci siamo confidati molte volte. Abbiamo tanto in comune e tanto ci siamo detti.


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Baffi. I signori di atomike studio hanno disegnato alcuni fra i baffi più illustri partendo dall’idraulico più famoso del mondo, il signor Mario, detto anche Super Mario per le sue abilità nel destreggiarsi in situazioni difficili (sospetto che i baffi del signor Luigi siano invece vagamente ritoccati – probabilmente nella foga eccessiva di restare al passo con Mario. Ho detto molte volte a Luigi che non ha proprio niente da invidiare al signor Mario).


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Non prendete tutti i baffi per oro colato. C’è chi dei baffi fa un cattivo uso. Il signor Maurizio Costanzo, per esempio ha dei baffi terribili e banali. Mi domando cosa sia saltato in testa a quesi signori per basare la pubblicità delle loro camicie su cotanti scarsi baffetti da due soldi.

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Vorrei ricordare 2 cose, su tale Maurizio Costanzo, a supporto della teoria che coltivo da tempo secondo la quale dietro cattivi baffi si nascondono cattive persone:

1.
Nel 1980 [..] viene coinvolto nello scandalo del ritrovamento della lista degli aderenti alla loggia massonica P2. La sua tessera è la numero 1819 (il suo fascicolo il numero 626) con la qualifica massonica di maestro.

2.
Nel giugno del 2007 ha suscitato scalpore la notizia (riferita dal quotidiano Il Giornale) secondo cui al presentatore sono stati versati dalla Telecom ben sette milioni di euro per le sue attività di consulenza. La scoperta, fatta dalla Guardia di Finanza nell’ambito delle indagini condotte sulle spese sostenute dal gruppo telefonico, è stata confermata dallo stesso Costanzo, il quale continua a sostenere l’assoluta regolarità di queste operazioni. Le Fiamme Gialle non hanno tuttavia trovato alcuna traccia delle prestazioni professionali che avrebbero dovuto giustificare simili esborsi.


Tornando a parlare di baffi – Il Baffo non mente, è una caratteristica unica.
Il vero Baffo, quello che suscita emozioni e apre la mente verso concezioni più ampie – esalta l’individuo, riflette creatività, porta la persona all’iconicità – Poirot, Mario Bros, Dalì, Chaplin sono tutti testimoni ineccepibili.
Il Baffo è però uno strumento potente e può creare veri e propri mostri quando usato nella maniera scorretta.

Abbiamo visto come Maurizio Costanzo abbia addirittura sfruttato il suo baffetto per fini commerciali – il baffo ingannatore – e sia diventato con il tempo una maligna persona cospiratrice contro lo stato e immischiata in faccendo quantomeno oscure.

Ho citato Mario, non posso quindi non citare il suo alterego: Wario.

warioshake

Wario, si capisce, ha dei baffi quantomeno stonati. Certo, non è ai livello di Costanzo ma restano comunque baffi di cattivissimo gusto. Mancano di tatto e con quel naso sono una vera e propria offesa all’Etiquette. Wario è infatti avido, disordinatamente colorato, spigoloso e  malvagio. Non c’è da stupirsi se non è molto amato dai cittadini del Regno dei Funghi.

Ancora Baffi. Nel 1935 il signor Charles Darrow registrò un gioco chiamato Monopoly. Dovete sapere che questo gioco si vanta di essere “the most played (commercial) board game in the world.” È facile intuirne il motivo. Il logo monopoly sfrutta ancora una volta i baffi per attirare l’attenzione su di sé.

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I Baffi hanno contribuito a rendere questo gioco il più giocato al mondo.
Eppure questi baffoni non hanno tatto, non hanno classe.

Sono, come dire, un cliché scaduto.

Il colore è decisamente truccato come dimostrato da questa immagine. Questa imperferzione sui baffi si riflette inevitabilmente sul gioco stesso che, avrete notato, risulta quantomeno noioso dopo un po’ che vi si gioca.
Sicuramente dei baffi migliori avrebbero cambiato le carte in tavola.

Concludo questa mia riflessione citando un altro baffetto terribilmente sbagliato – il peggiore di quelli citati per adesso. Lo psicopatico Adolf Hitler aveva dei baffetti che lo distinguevano e lo caratterizzano tutt’oggi.

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Basti guardare quei baffetti per rendersi conto di quanto sia ridicolo nel complesso.
Riesco appena a soffermarmi su quei cosetti pelosi ma sento la necessità di distogliere lo sguardo. Sembra un coniglio gonfiato ad aria. Non voglio certo dire che tutta la responabilità degli atroci atti che ha commesso siano dovuti ai suoi baffi – certo no – ma sappiamo tutti com’è andata la storia e questi cosetti non saranno solo una coincidenza.

Qualcuno a questo punto alzerà la mano e con fare saccente proporrà la teoria per la quale i baffi del mio caro amico Charlie Chaplin sono gli stessi di quelli dello psicopatico Adolf. Spero non rientrate in questa cerchia di persone – ne sarei estremamente deluso.

Certo, apprezzare l’essenza dei baffi non è semplice e le tante persone che ne hanno fatto cattivo uso ne sono testimoni. Dunque per chi fosse lento di comprendonio e non riuscisse a usare abbastanza le celluline grigie della propria testa ecco un piccolo aiuto.

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Questa pubblicità è molto astuta. “It’s the hat.”
C’è ovviamente molto più di un cappello ma la semplificazione è arguta abbastanza.
Con poco, quei cosetti diventano – come direbbe Miss Henrietta Savernake – ‘an artistic triumph. It has no associations with anything but itself. It is, I am sure, unique’.

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